Introduzione alla Divina Commedia

Introduzione alla Divina Commedia

(Il corso della nostra classe ha riguardato  Purgatorio e Paradiso. Inserisco qualche parola di inquadramento generale)
 
Sostanzialmente la Divina Commedia è la storia di una persona che si perde in una foresta e che, per uscirne, deve fare un viaggio. Questo viaggio non è in orizzontale ma in verticale: prima scende al fondo degli abissi, poi sale fino alla sommità dell’universo. È accompagnato da qualcuno che lo aiuta e  alla fine torna indietro e ci racconta la storia.
 
Il racconto si può interpretare in vari modi simbolici, come Dante stesso ha affermato,  ma su questo ci sono un sacco  di commenti che spiegano benissimo. Noi adesso rimaniamo alla lettera e facciamo un paio di considerazioni.
 
La storia di uno che si perde nella foresta
Teniamo presente che per centinaia di anni – tutto l’Alto Medioevo – l’Europa era stata un oceano di foreste dentro a cui gli abitati umani erano come piccole isole. Le fiabe della foresta – Cappuccetto Rossa, Hansel e Gretel, Pollicino… – hanno le loro radici in questo periodo. Sono tutte fiabe in cui un eroe molto piccolo  e indifeso entra nella foresta e corre un pericolo mortale ma, grazie alle sue capacità e a qualcuno che lo aiuta, riesce a salvarsi e diventa grande. L’ immaginario sulle foreste enormi e pericolose c’era ancora ai tempi di Dante anche se il suo mondo  era  già più urbanizzato. Allora, in primo luogo la Divina Commedia è una specie di geniale fiaba della foresta. L’eroe si perde in una selva oscura, cerca di uscirne ma tre animali feroci glielo impediscono e a questo punto compare un aiutante che si offre di guidarlo per l’unico cammino possibile. L’eroe accetta e intraprende  il viaggio, che porterà a termine salvandosi e sviluppando  un processo di maturazione.
 
Un viaggio in verticale
Il Medioevo è un mondo in cui la gente si spostava poco, rispetto a noi. Nella maggior parte dei casi si viaggiava a piedi e quindi poche decine di chilometri rappresentavano già uno spostamento impegnativo. Però questo mondo in cui non ci si muoveva molto in orizzontale  ha una capacità straordinaria di spostarsi in verticale, vale a dire di scendere nelle parti più profonde e segrete di noi stessi e di salire al di sopra di noi stessi nella sfera spirituale. Questo modo di vivere lo spazio si trova in molte culture tradizionali;  in particolare, nelle religione sciamaniche lo sciamano ritiene di avere la capacità di volare su e giù attraverso l’albero del mondo, in sogno o in trance, salendo fino al mondo degli dei e poi ritornando nel mondo degli uomini. Anche  Dante intraprende un viaggio in verticale, fino al fondo dell’Inferno, poi in cima alla montagna del Purgatorio, e da lì in volo fino oltre le sfere dei cieli, in quella parte che è fuori dal cielo più in alto, fuori dallo spazio e dal tempo.
 
Il nocciolo dell’amore.
Dante è stato innamorato tutta la vita di una donna che chiama Beatrice. Ha raccontato il nocciolo di questa storia d’amore ne “La vita nuova”, che è è un’opera  simbolica e non realistica: non ci dice niente su quello che è successo “realmente “, ci dice quello che è successo “veramente”, cioè nel cuore di Dante.   Dante riflette sulla natura dell’amore: se si prova a togliergli tutto ciò che non è essenziale, alla fine può scomparire persino la realizzazione materiale della storia d’amore (che magari Dante e Beatrice hanno anche avuto – chi può dirlo?)  ma rimane comunque la felicità che la persona amata ci sia e che la si sia incontrata, perché ciò ha cambiato la nostra vita. Dante aveva finito “La vita nuova” promettendo di non scrivere più nulla di Beatrice, che era morta ma che lui continuava ad amare, se non quando avesse potuto scrivere di lei qualcosa che non si era mai detto di nessuna donna. Questo qualcosa è la Divina Commedia. Noi sappiamo fin dal Canto II dell’Inferno che Virgilio è venuto in soccorso di Dante perché lo ha mandato Beatrice, che ama Dante e vuole salvarlo.  Tutta la Divina Commedia è anche un viaggio di Dante verso Beatrice.
 
Ci sono un paio di avvertenze molto semplici ma importantissime da tenere presenti:
 
Dante è un uomo del suo tempo, non del nostro
La sua visione del mondo non è la nostra. Di fronte a tutta una serie di sue scelte, specialmente legate al giusto e all’ingiusto, al bene e al male, è evidente che noi non condividiamo le sue posizioni. Assumiamo che il suo tempo ha questa visione e che non possiamo chiedere a Dante di uscirne fuori e dire/fare le cose che farebbe un moderno. Per esempio parte dei dannati che Dante incontra nell’Inferno sono puniti perché adulteri, suicidi, omosessuali, eretici. Oggi anche la posizione ufficiale della chiesa cristiana cattolica è molto diversa su questi punti, che molte persone credenti non considerano affatto peccati. La stessa esistenza dell’Inferno oggi è messa in dubbio anche da molte persone religiose. Nello stesso tempo, anche parecchio di  ciò che Dante considera bene non coincide con quello che considera bene la nostra cultura. L’esempio eclatante è quello dei crociati, che Dante mette in Paradiso, mentre oggi sono considerati ovviamente dei fanatici intransigenti. Su tutte queste cose noi non possiamo accusare Dante di essere limitato, bigotto, intollerante . È la visione del mondo del suo tempo. Non è che vada accettata. Va accettato il fatto che Dante è cosi, perché l’uomo è un essere culturale e storico ed è estremamente difficile che vada oltre la visione del mondo del suo tempo.
 
Però Dante, rispetto a quella che è la cultura del suo tempo, opera degli scarti e prende delle iniziative di incredibile coraggio,
che richiedono una straordinaria apertura mentale e creatività. Un esempio è la questione dei non cristiani. La cultura a cui Dante appartiene esclude totalmente che un non battezzato possa salvarsi, anche se è una brava persona. Sarebbe anacronistico immaginare  un Dante  che mette in Paradiso i saggi del mondo pagano o musulmani. Però Dante era molto tormentato da questo fatto. Nel Canto XIX del Paradiso lo dice chiaramente. Il fatto che una persona buona e giusta nata vicino al Gange o all’Indo e del tutto ignare dell’esistenza di Gesù finisse nel Limbo gli aveva fatto mettere in dubbio la giustizia di Dio (“Dov’è questa giustizia che ‘l condanna?”). E, anche se Dante finisce per accettare di non capire e dire che Dio sa più di lui, figurativamente fa due cose straordinariamente audaci: mette in Paradiso due pagani e crea un Limbo che “vince con la sua luce l’ Inferno”. Infatti nel primo cerchio dell’inferno, il limbo, Dante esprime uno straordinario accoramento per il fatto che uomini e donne illustri e buoni siano privati del Paradiso solo in quanto non battezzati  e immagina anche “un nobile castello/ ch’emisperio di tenebre vincia”, cioè che” vinceva con la sua luce l’emisfero delle tenebre”: è la dimora degli “spiriti magni”, gli animi grandi, non cristiani, come i filosofi antichi, gli antichi romani, gli arabi (il grande filosofo Averroè e il Saladino, famosissimo leader politico e militare), che pur essendo privati della visione di Dio hanno meritato, per il loro coraggio e la loro cultura, di vivere in una parte dell’Inferno che è luminosa e nobile.  Inoltre nel Canto XX del Paradido Dante immagina che Dio abbia salvato (usando un escamotage) due giusti  del mondo antico, cioè l’imperatore Traiano e uno sconosciuto, Rifeo, che quindi si trovano in Paradiso nonostante non fossero cristiani. Dunque, Dante non può mandare in Paradiso i giusti non battezzati. Nella cultura del suo tempo sarebbe stato impensabile. Però, all’interno di ciò che è pensabile, Dante fa un grandissimo passo molto audace ed innovativo, superando veramente i limiti del suo tempo.
 
Due precisazioni
Su Dante ci sono due affermazioni che vengono spesso fatte  ma che presuppongono una grande acriticitá:
 
a) “Dante ha messo nell’Inferno tutti quelli che gli. stavano antipatici” : numerosi personaggi che Dante mette all’Inferno gli stanno invece molto simpatici: Paolo e Francesca (di fronte alla cui tragedia egli addirittura sviene), Farinata,  Pier delle Vigne, Brunetto Latini, Ulisse… per non parlare di Virgilio.
 
b) “Dante non ha potuto farsi Beatrice e così l’ha idealizzata”: ma chi l’ha detto che Dante non si è fatto Beatrice? Cosa ne sappiamo della loro vita privata? A Dante interessa parlare del nocciolo del suo amore per Beatrice, cioè della sua felicità per il fatto di essersene innamorato. Di questo parla “La vita nuova” in termini squisitamente simbolici. Sul resto della storia Dante non ci dice nulla perché è una cosa privata sua.