Paradiso, Canto XXXIII (46-145)

Paradiso, Canto XXXIII (46-145)

 
In questa seconda metà del canto Dante cerca di dire e rendere visibilmente attraverso immagini la cosa più indicibile e invisibile che ci sia (usa molte volte il verbo “vedere” per sottolineare questa volontà).
 
I versi più belli forse  però sono proprio quelli in cui dice che sarà impossibile riuscirci,  perché usa immagini di grande intensità :
 
  • il sogno che non ricordiamo più ma  di cui ricordiamo la sensazione (vv. 58-63)
 
  • la neve che si scioglie al sole e le profezie della Sibilla scritte su foglie che il vento disperde (vv. 64-66)
 
  • i 25 secoli che passano fra noi e l’impresa degli Argonauti (vv. 94-96)
 
  • il bambino lattante che non sa parlare (vv. 106-108)
 
  • il matematico che cerca di risolvere un problema insolubile (vv. 133-138)
 
Dante guarda verso Dio e vede/comprende tre cose:
 
1. Dio è “quel volume in cui si raccoglie ciò che si squaderna (cioè  ciò che è disperso come fogli di quaderno gettati ovunque) per l’universo” : cioè in Dio ritornano e trovano senso e vita tutte le cose che ci sono, ci sono state e ci saranno nell’intero universo: ogni storia, ogni emozione, ogni essere vivente, ogni elemento. Non si perde nulla, tutto viene salvato e recuperato ; non è un dogma cristiano, è un’esigenza di Dante e si trova in molte religioni. (vv. 85-93)
 
2. In Dio Dante comprende la Trinità (dogma cristiano), rappresentata come tre cerchi di tre colori diversi e compresenti.  (vv. 115-120).
 
3. In Dio  Dante intravede, nel secondo cerchio che pare essere un riflesso del primo, la forma umana: è il dogma cristiano di Gesù Cristo vero uomo e vero Dio. (vv. 127-131)
 
Dante però non capisce come questo sia possibile ed è tutto teso a voler capire colla sua testa, sennonche’ non gli è possibile. Però  la sua mente viene colpita da una luce abbagliante che gli fa intuire ciò che sta cercando di comprendere. (vv. 127-141). Dio non trova quindi sbagliato che Dante voglia capire con la sua testa e lo aiuta.
 
Ma ormai, cioè dopo questo sforzo intellettuale straordinario e dopo aver ricevuto la grazia di poter capire, il cuore e la testa Dante sono mossi pienamente da  Dio, cioè sono fusi con lui, gli si abbandonano totalmente (vv. 142-145). 
 
Che è esattamente quello che fanno i. mistici di tutte le religioni. (“Arrendersi” a Dio: è  un rapporto d’amore, come quello umano, in cui i due innamorati si abbandonano l’uno all’altro).  
 
 
Nota bene (vv. 143-145):
 
  • “il disio”, cioè il desiderio, termine usato per l’amore umano: il cuore
 
  • “il velle”, latino: il volere, l’intelletto: la testa
 
  • “l’amore che fa muovere il sole e le altre stelle”: Dio