Purgatorio, Canto  XXVII (124-142)

Purgatorio, Canto XXVII (124-142)

 

In questi versi c’è l'”addio” di Virgilio a Dante.

 

Virgilio resterà fino al canto XXX (quando compare Beatrice Dante si gira per esprimere a Virgilio la sua emozione { ” non mi è rimasta dramma [goccia} / di sangue che non tremi/ conosco i segni dell’antica fiamma”},  ma Virgilio e’ scomparso {“ma Virgilio ci avea lasciati scemi [privi]  di se/ Virgilio dolcissimo padre/ Virgilio a cui per mia salute diemi [mi diedi]” }  e Dante piange. 
 
Tuttavia il vero addio di Virgilio è qui perché qui Virgilio dice a Dante le cose fondamentali:
 
  • lo chiama figlio,  dimostrando lo stesso affetto  che Dante ha per lui;

 

  • gli dice che lo ha aiutato con tutti gli strumenti,  con tutte le conoscenze che aveva;

 

  • e che ora Dante è pari a lui e non deve più aspettare suoi ordini o consigli…

 

  • … perché il suo arbitrio,  la sua capacità di ragionare e scegliere è “libera,  dritta e sana”,  cioè,  attraverso il cammino che Virgilio lo ha aiutato a percorre,  è diventato un adulto,  capace di scegliere…

 

  • …e sarebbe sbagliato che non seguisse la propria coscienza;

 

  • Dante ora e’ signore di se stesso.  Sceglie da solo ciò che è giusto (cioè  buono,  bello) e non ha bisogno di norme e di qualcuno che gli dica dove andare e cosa fare.

 

Virgilio dice a Dante quello che qualunque maestro di ogni tempo e luogo desidera poter dire al proprio discepolo: ” Non hai più bisogno di chiedere a me cosa fare, lo devi chiedere alla tua coscienza, che io ti ho aiutato a far diventare adulta.”