Verga I Malavoglia

Verga I Malavoglia

I Malavoglia è un libro straordinario  e geniale perché esprime la visione del mondo di una società arcaica, preindustriale e poverissima con la sua voce e le sue parole. È un caso pressoché unico nella letteratura. Proprio questa prospettiva, però, comporta una serie di scelte narrative che complicano la vita al lettore. Prima di leggere I Malavoglia è bene quindi avere un quadro generale che spieghi alcuni punti. 
 
La spiegazione che segue è quello che faccio normalmente in classe per inquadrare il romanzo. È stata scritta solo l’anno scorso, ma non posso che dedicarla alla mia  amatissima classe che nel 1998  giocava ad “anarchici e poliziotti” durante gli intervalli e che nel 2001 inventò l'”Operazione Nonna Papera”, vendendo torte per finanziare le donne del RAWA (Revolutionary Afghanian Women Association) sostenute dalle Donne in nero di Torino nel 2001. Per I Malavoglia questa classe elaboró in maniera meravigliosa i temi culturali più importanti del romanzo (I proverbi, Amore e matrimonio, I lavori maschili e femminili, I pettegolezzi, l’osteria come spazio della trasgressione). A mo’ di esempio ricordo i proverbi che, uno dopo l’altro, finivano appesi ai fili del bucato fino a trasformare la classe in uno spazio coloratissimo e una divertentissima ed intelligente teatralizzazione dei pettegolezzi , con la Zuppidda che compariva all’improvviso a suon di musica dietro alle donne del paese. 
 
La seconda dedica è per la mia carissima classe di Madrid, anche lei interessata  alla conoscenza e non ai voti e piena di inventiva, senso dell’umorismo, intelligenza e generosità, che lavorando sui Malavoglia riuscì a inserire una geniale simulazione sui pettegolezzi mettendo in giro nella scuola una voce e registrando quattro giorni dopo le reazioni e gli sviluppi. 
 
 
 
 
I Malavoglia è l’antitesi dei Promessi Sposi. Lì il narratore conduce per mano il lettore, spiegandogli tutto quello che riguarda luoghi, tempi, cultura del periodo. Qui non viene spiegato niente ed il lettore si trova letteralmente gettato dentro la storia, che utilizza categorie culturali completamente diverse da quelle del lettore. L’incipit del romanzo è un esempio perfetto: nessuno dei luoghi, delle situazioni, dei paragoni citati è noto al lettore, ma nessuno gli spiega nulla. 
 
A partire dal romanzo  noi possiamo ricostruire la cultura del mondo premoderno  dei Malavoglia. Possiamo insomma utilizzare I Malavoglia come un vero e proprio trattato di antropologia culturale, che studia la cultura del villaggio di pescatori siciliano di Aci Trezza nei primi anni dell’unità d’Italia. 
 
 
Indichiamo alcuni punti interessanti della cultura dei pescatori siciliani di Aci Trezza negli anni dell’unificazione d’Italia messi in gioco nei Malavoglia :
  • il funerale, con “pasto funebre” a casa del morto, in occasione del quale bisogna anche dire qualcosa di allegro (IV) 
  • la scelta della sposa fatta dai capofamiglia con aiuto del sensale e incontro controllato dei giovani  e la festa di fidanzamento (VIII e IX) 
  • l’amore (Mena e Alfio, ‘Ntoni e Barbara) : non può realizzarsi se va contro le regole economiche (sposarsi fra pari come ricchezze) e se non è approvato dalle famiglie 
  • le attività lavorative (la pesca, la salatura delle acciughe e la tessitura, la vendita informale dei prodotti coltivati) 
  • i rapporti gerarchici all’interno della famiglia 
  • il modello positivo maschile e femminile basato su rispetto delle tradizioni, sacrificio del singolo per la collettività, obbedienza alla “religione della famiglia” 
  • il controllo sociale attraverso i pettegolezzi
  • il luogo della trasgressione: l’osteria
  • i  comportamenti negativi maschili e femminili: mettere in discussione le regole e i ruoli tradizionali, mettere se stessi prima della collettività, allontanarsi dal paese, cercare delle novità 
 
Personaggi
 
I Malavoglia è un romanzo corale e, oltre alla famiglia protagonista, compaiono una quarantina di altri personaggi, nessuno dei quali viene presentato direttamente. 
 
Spesso l’indiretto libero non riporta solo la visione del “coro popolare” ma proprio il punto di vista di qualcuno di questi personaggi specifici. Per esempio ​l’incipit del cap. IV è un ottimo esempio di indiretto libero in cui in realtà parla (quasi sempre) lo Zio Crocifisso, che vede la tragedia dei Malavoglia dal suo egoistico punto di vista di creditore e si autopresenta in forma positiva
 
Nel cap. IV, tutto il paese partecipa alle esequie di Bastianazzo e quindi incontriamo tutti i personaggi in una volta. 
 
Spesso i loro nomi sono accompagnati da una specie di “epiteto fisso” che li definisce, paragonabile in qualche modo a quello dei personaggi dell’Epica omerica (per esempio : “don Michele il  brigadiere con la pistola sulla pancia”)   Gli epiteti fissi nell’elenco sottostante  sono indicati  fra virgolette. Inoltre generalmente al nome si accompagna il nomignolo, che riprende qualche caratteristica (Zuppiddo, Piede di papera) oppure la rielabora per opposizione (la Longa, la Santuzza). 
 
Elenco dei personaggi
 
Le “autorità” 
 
Ovviamente sono delle autorità all’interno del piccolo paese marinaro che è Aci Trezza. Le vere autorità si trovano fuori. Sono le autorità del tribunale di Catania, che condanneranno ‘Ntoni a sette anni di carcere, e più in generale,  i rappresentanti del nuovo Regno d’Italia, percepito come nemico perché impone il servizio militare e le tasse su generi di consumo popolare (“va a finire male con questi Italiani” dice uno dei personaggi). 
  • Don Silvestro “il segretario comunale” . Non è del paese e viene ricordato che “era arrivato senza scarpe”, cioè era poverissimo e poi ha raggiunto il potere. È anche il maestro elementare. Viene considerato un arrampicatore sociale. Consiglia e fa in proprio intrallazzi e bustarelle. 
  • Don Gianmaria “il vicario”  (il prete) che abita col la sorella Donna Rosolina, una quarantenne non sposata “piena di carne” e che vanta le sue capacità di donna di casa nella speranza di trovare marito. Filoborbonico e avverso al Regno d’Italia, come ufficialmente erano tutti i cattolici. 
  • Don Franco “lo speziale, con la barbona e il cappellaccio che si fregava le mani”  e la moglie, detta la Signora. Al contrario, è repubblicano e vuole – almeno a parole – andare ancora più in là di Garibaldi, istituendo una Repubblica (erano le idee di Mazzini). 
  • il sindaco Mastro Croce Calla’ detto” Giufà o Baco da seta” perché non capisce niente e fa tutto quello che gli dicono gli altri, in particolare  sua figlia Betta che è invece molto decisa. 
  • Don Michele ” il brigadiere con la pistola sulla pancia”. E’ il poliziotto del paese. Il principale problema di criminalità ad Aci Trezza è il contrabbando, cioè il far arrivare di nascosto di notte dalla parte del mare (sulla sciara, che è la parte di terreno lavico roccioso che si estende verso il mare) dei beni (il vino, per esempio) senza la parte di tassazione che andrebbe allo stato. I contrabbandieri sono persone del paese. ‘Ntoni si coinvolgerà nel contrabbando insieme ad altri soggetti poco raccomandabili (Rocco Spatu e Cinghialenta), un altro disperato come lui (il figlio della Locca) e l’ insospettabile Tino Piedipapera. 
  • Don Ciccio il medico “che va a trovare i malati con l’asinello come Gesù”. 
I  benestanti
  • Padron Fortunato Cipolla, proprietario di chiuse e vigne e della paranza Carmela, con il figlio Brasi Cipolla, stupido e incapace ma ottimo partito perché ricco. 
  • Zio Crocifisso detto Campana di legno (l’usuraio, proprietario di  terre e boschi). È lui che ha venduto i lupini (mezzi marci) ai Malavoglia a credito e che perseguita i Malavoglia per avere i soldi che gli devono. Come Padron ‘Ntoni parla attraverso proverbi, che però sono proverbi utilitaristici ed economicisti (“Chi impresta senza pegno perde l’ amico, la roba e l’ingegno “, “con la credenza non c’è amicizia” ). Lui stesso, in un indiretto libero famoso, dice che non si contentava di «buone parole e mele fradicie», per questo lo chiamavano Campana di legno, perchè non ci sentiva di quell’orecchio, quando lo volevano pagare con delle chiacchiere, e’ diceva che «alla credenza ci si pensa».” ​. 
  • Zio Cola, proprietario della barca Concetta. 
I vicini
  • la cugina Anna “che ha sempre il cuore contento”,  poverissima e che  fa la lavandaia, con i  figli fra cui il maggiore,, Rocco Spatu, è un ubriacone sempre all’osteria 
  • la Nunziata con i numerosi fratellini, una ragazzina orfana di madre e che il padre ha abbandonato per cercare fortuna. Abita vicino ai Malavoglia. È giudiziosa e buona massaia e simpatizza fin da bambina con Alessi, che sposerà. 
  • compare Alfio Mosca, il carrettiere. E’ molto povero: non ha neanche un mulo, ma un asino,  da aggiogare al carro. Abita di fronte ai Malavoglia ed ha un silenzioso  idillio con Mena. 
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Paesani vari con ruolo  importante:
  • compare Tino (Agostino)  Piedipapera, il sensale, cioè colui che fa da mediatore fra chi vuole comprare e chi vuole vendere qualcosa. Combina anche i matrimoni.  Ha organizzato l’affare dei lupini fra Padron ‘Ntoni e lo Zio Crocifisso. Farà finta di aver comprato dallo Zio Crocifisso il credito  dei lupini, cioè di essere ormai lui colui a cui i Malavoglia devono i soldi, perché lo zio Crocifisso non vuole fare davanti al paese la figura del persecutore malvagio.  Ha una gamba rigida e quindi “cammina come una papera”. Apparentemente gioviale  e conciliante, in realtà cerca sempre il suo interesse. È anche nascostamente nel giro del contrabbando. 
  • comare Grazia Piedipapera, sua moglie. È una brava persona. 
  • La famiglia relativamente benestante  di mastro Turi  il calafato (cioè il riparatore di barche), che è grande e grosso e tende a muoversi molto e ad agitarsi. La moglie, la Zuppidda, comare Venera, è pettegola e maligna e si fa i fatti di tutti. Vuole trovare un ottimo partito per la figlia e vaglia con molta pignoleria tutti i pretendenti.  La figlia, Barbara Zupidda, è bella e ha una simpatia ricambiata per ‘Ntoni, ma siccome i Malavoglia si impoveriscono tutto va a monte. Barbara finirà per sposare il vecchio Padron Cipolla, che è ricco. Nessuno dei tre degli “Zuppiddi”è zoppo. “Zuppiddo” era il nonno, che era caduto  da un’ impalcatura, “ma Barbara le sue gambe ce le aveva belle dritte”
  • La Vespa, nipote dello Zio Crocifisso, che ha una chiusa. È pettegola e  maldicente. Alla fine, per non perdere la chiusa, lo Zio Crocifisso la sposerà e la Vespa sperperera’ i suoi soldi e renderà la sua vita un inferno. 
  • La Mangiacarrubbe, una ragazza povera e bella, che sta sempre alla finestra per guardare i giovanotti ed è quindi considerata leggera e scostumata (il proverbio infatti dice “A donna alla finestra non far festa”). Irretirà Brasi Cipolla, lo convincerà a fare la “fuitina” e quindi poi farà  un “matrimonio riparatore”, diventando ricca. Il padre, compare Mangiacarrubbe, frequenta l’osteria. 
  • La Sara di Comare Tudda. È la ragazza che piace a ‘Ntoni all’ inizio della storia. Quando ‘Ntoni ritorna da militare lei si è già sposata e vive in un altro paesino. 
  • la Locca, povera vedova pazza, che il fratello Zio Crocifisso non aiuta per nulla. Ha due i figli: Menico (che muore nel naufragio della Provvidenza) e un altro, chiamato solo “il figlio della Locca”,  che entrerà nel contrabbando e sarà arrestato
  • Peppe Naso, il beccaio (cioè il macellaio) 
  • Vanni Pizzuto, il barbiere, che vende anche  l’erbabianca (un liquore) nella sua bottega  
  • mastro Cirino, il sagrestano che fa anche il bidello e il calzolaio
  • massaro Filippo l’ortolano, produttore e commerciante di vino. Si dice sia l’amante dell’ostessa Mariangela; in ogni caso i due sono legati al traffico del contrabbando del vino. 
  • Mariano Cingialenta, carrettiere e ubriacone 
  • Mariangela, l’ostessa, detta “Suor Mariangela la Santuzza”, ” con​​ la medaglia di Figlia di Maria sul petto prepotente, che non voleva starci“. ​Ha dei bei modi, adatti al suo lavoro, ed  è “superiora” delle figlie di Maria, che​ è la congregazione femminile equivalente a quella maschile dei confratelli della Buona Morte, ma viene accusata dai pettegolezzi di avere un amante (massaro Filippo) e di essere una poco di buono. Avrà poi anche (forse)  un legame sentimentale segreto con ‘Ntoni e poi con don Michele il brigadiere.  La sua  cattiva reputazione è legata al fatto che gestisce l’osteria, l’unico luogo della trasgressione nel paese. Suo padre, lo Zio Santoro, è cieco e  chiede l’elemosina davanti all’osteria.