Il Paradiso è un volo.
Dante e Beatrice si guardano negli occhi (o meglio, Dante guarda Beatrice e Beatrice guarda la luce in alto) e iniziano a volare. Essi attraversano le nove sfere celesti che circondano la terra. Nelle sfere dei pianeti (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Giove, Marte, Saturno) Dante incontra i beati e parla con loro. Particolarmente importante è l’incontro col trisavolo Cacciaguida. Poi Dante e Beatrice, dopo aver guardato un’ultima volta la terra, escono fuori dall’ultima sfera nell’Empireo. L’Empireo è fuori dal tempo e dallo spazio e coincide con la luce e la presenza di Dio. Qui Dante cambia guida poiché Beatrice torna fra i beati e viene sostituita da San Bernardo di Chiaravalle, un monaco benedettino grande scrittore e grande mistico. Con la sua mediazione Dante riesce a vedere Dio, ma non lo capisce (non capisce come sia possibile in Cristo la compresenza della natura divina e di quella umana). Mentre si sforza per comprendere, però, viene travolto dalla luce divina che gli permette di capire e fa sì che la sua intelligenza ed il suo cuore si sentano davvero parte di Dio, “l’amor che muove il sole e l’altre stelle”.
Da notare:
- Il Paradiso è la cantica più difficile. Nel canto II Dante dice esplicitamente che, se qualcuno vuole leggere questa Cantica, deve avere una buona preparazione culturale, se no rischia di non capire e di fraintendere. In particolare, bisogna sapere che ci sono due modi, presenti in tutte le religioni, di “avere a che fare” con Dio: la via razionale e la via mistica.
- La via razionale è il cercare di comprendere Dio (tradizionalmente, in primo luogo di dimostrarne l’esistenza) attraverso il ragionamento e la logica (filosofia, Aristotele->filosofi arabi di Spagna – >Tommaso d’Aquino). Essa parla di Dio attraverso passaggi logici.
- La via mistica è l’avvicinarsi a Dio con la fiducia e l’abbandono che si potrebbe avere in una relazione amorosa, affidandosi non alla propria parte intellettuale ma al proprio cuore. Al contrario della via razionale essa è in qualche modo molto semplice. Anche una persona molto umile, un bambino, un ignorante, può essere un grande mistico, anzi ha più possibilità di una persona colta e ragionatrice di capire questa via. La via mistica parla di Dio attraverso immagini, che sono una specie di esempio. Si paragona il rapporto fra Dio e l’uomo a una relazione fra due innamorati. Si usano immagini di bellezza tratte dalla natura: fiori, luce, sorgenti di acqua, fiume di luce, giardino, etc.
- Nel Paradiso Dante impiega le due vie, ma negli ultimi canti prevale la dimensione mistica. Nel canto XXX, quando giungono nell’Empireo, Dante non vede Dio e le anime dei beati in lui. Vede un bellissimo fiume di luce con le rive cosparse di fiori di tutti i colori. Scintille di luce escono dal fiume ed entrano nei fiori, per poi tornare nel fiume. Poi Dante vede che l’immagine si modifica e diventa una specie di anfiteatro di luce dall’aspetto di “candida rosa, ” in cui i beati siedono guardando la luce di Dio in alto. Una “plenitudine” di angeli vola su e giù nello spazio fra l’anfiteatro e la luce di Dio mettendo in contatto i due mondi. Sono bellissime immagini mistiche, che traducono una realtà indicibile.
- Nel Paradiso c’è una questione legata alla comunicazione. È molto importante capirla.
- Dante dice di non ricordare una grandissima parte delle cose che ha visto nel Paradiso, perché erano talmente intense che la memoria non riesce a trattenerle. I mistici medioevali (fra cui san Bernardo) spiegando l’esperienza contemplativa parlavano di “excessus mentis” : la mente viene superata da ciò che vede, non riesce ad andare dietro all’esperienza di ciò che ha vissuto perché questa esperienza è così travolgente che la supera. Se noi pensiamo alla nostra esperienza personale capiamo: quando viviamo una felicità enorme in genere non ricordiamo tutti i particolari come vorremmo: sembra che la nostra memoria sia stata travolta dall’eccesso di intensità di ciò che abbiamo vissuto.
- Dante dice che alcune cose le ricorda ma non ha le parole per dirle. Si chiama “ineffabilita’”, cioè “impossibilità di parlare”. L’esperienza è così diversa e così nuova che la lingua umana non ha ancora inventato le parole che sarebbero adatte. Anche in questo l’esperienza personale ci aiuta. A volte non sappiamo esprimere in modo efficace un’esperienza legata a un grande amore: ci pare che non esistano le parole per dirla. Dante, per esprimere l’esperienza indicibile del Paradiso, inventa infatti molte parole nuove (neologismi).
- linguaggio. Vedi articolo specifico.
- La mia scelta dei canti: I, II (primi versi), XVII, XXII (ultimi versi), XXX, XXXI, XXXIII.